Fondazione Accorsi: una pennellata di Venezia a Torino
E’ stata inaugurata oggi, presso la Fondazione Museo Accorsi, la mostra dedicata alla città romantica d’Italia: Venezia.
Tra le opere esposte alla Fondazione si respira l’aria veneziana, il corso dei canali e il fascino senza tempo delle calli cittadine.
Venezia, Tra Canaletto e Guardi, Dodici vedute veneziane della Pinacoteca Albertina di Torino sarà a disposizione dei visitatori fino al 10 gennaio 2010.
Per la rassegna Affinità elettive – Dialogo tra la rinnovata Pinacoteca Albertina e i Musei della Città, la Fondazione Accorsi ospita, nella sala dei pannelli cinesi, dal 1° ottobre 2009 al 10 gennaio 2010, “Dodici vedute della città di Venezia, le più deliziose ed interessanti, dipinte con una maestria impareggiabile, tutti della stessa misura…”, come si legge nell’inventario della donazione della quadreria di famiglia, che Monsignor Mossi fece, nel 1828, all’Accademia Albertina. Le dodici vedute erano state anticamente attribuite a Canaletto ed in seguito a Michele Marieschi.
Grazie alla collaborazione tra l’Accademia Albertina e il Centro Studi della Fondazione Accorsi, si è creata l’occasione per un avvio di studio dei preziosi fondi pittorici ospitati nei depositi, portando all’identificazione da parte di Arabella Cifani (Direttore Artistico della Fondazione Accorsi) e Franco Monetti (Consigliere della Fondazione Accorsi) del vero autore delle dodici tele: i quadri sono opera di un importante vedutista veneziano del Settecento, su cui nel corso degli ultimi anni si è focalizzata l’attenzione della critica, il “Maestro delle vedute Langmatt” in riferimento ad una serie di tredici vedute di Venezia conservate alla Fondazione Langmatt di Baden.
Dario Succi ed Egidio Martini hanno ipotizzato fin dal 1994 che questo maestro possa essere Apollonio Domenichini, un artista veneziano di cui oggi poco si conosce. Il Domenichini sarebbe nato nel 1715; documentato attivo nel 1757, sarebbe scomparso verso il 1770. L’artista si forma presso la bottega di un vedutista veneziano, forse il Marieschi, e verso il 1740 dovrebbe aver avviato un’attività in proprio. Il crescente successo del pittore è fortemente favorito dal vuoto creatosi a Venezia dalla morte del Marieschi (1743) e dalla partenza di Canaletto per l’Inghilterra nel 1746: due avvenimenti che lo resero praticamente senza rivali nel settore della veduta.
Nonostante la presenza sul mercato antiquario e in molti musei di opere stilisticamente simili raggruppabili sotto il nome del Domenichini, tuttavia fino ad oggi non è apparsa alcuna firma e/o documento che possa certificare in modo preciso che il Domenichini sia veramente identificabile con il “Maestro delle vedute Langmatt”. Pertanto, considerata l’illustre, molto antica e pubblica provenienza delle vedute torinesi, pare opportuno denominare d’ora in avanti questo pittore come “Maestro delle vedute dell’Accademia Albertina”.

